Pubblicato da: aceticoglaciale | agosto 10, 2012

WILLIAM BURROUGHS – MONACO INTERSTELLARE

Saggio comparativo tra romanzo gotico e opera letteraria di William Burroughs

Uno dei maggiori scrittori del XX secolo ha prodotto storie bizzarre quanto una parte della vita che ha vissuto in prima persona. In un’epoca gravida di innovazioni stilistiche, tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta, non si aveva timore di giocare d’azzardo, di spingersi oltre i limiti, giocare una partita a pocker con la letteratura senza avere niente in mano, neppure una coppia vestita. L’azzardo con la scrittura, ma prima ancora con la vita, è uno degli elementi che contraddistingue l’esperienza artistica di William Burroughs. Per riuscire a dire “cose nuove” è lui stesso a spingersi attraverso i giardini della prosa consolidata e statica del tempo, mostrando le fragili e sotterranee crepe che da tempo minano la vitalità delle narrativa. Inizia, quindi, un feroce e onnivoro lavoro di taglia e cuci (cut-up) di ogni elemento letterario e meta-linguistico gli capiti a tiro (quest’ultima non è una metafora casuale e gratuita, considerata la sua “drammatica” passione per le armi. Amore folle e bruciante che causerà perfino la morte accidentale della moglie Joan!). Risultato: un furto senza precedenti alle relazioni logico-concettuali della narrativa. Così, visto che il furto è insito nella produzione letteraria di William Burroughs, perché non replicare in maniera certo più comprensibile il procedimento che lui ha creato insieme a Brion Gysin? Avvicinate, quindi, le facciate di due edifici letterari determinati – romanzo gotico e produzione letteraria del nostro – abbiamo scoperto che vi sono molteplici aderenze, margini di contiguità tra senso diffuso e produzione letteraria fatta e finita. Ci si è, inoltre, divertiti a proporre due stili digressivi leggermente differenti, in modo da portare in superficie le sporgenze e gli angoli che manovali abili ma non infallibili hanno prodotto nell’edificio appena creato.

 The tempestuous loveliness of terror

Il verso è del poeta romantico Percy Bysshe Shelley e coglie in maniera significativa l’anima ispiratrice più profonda del romanzo gotico, genere letterario maledetto, che ha fatto scorrere brividi freddi sulla pelle di intere generazioni di lettori. Il romanzo gotico può essere paragonato a un bosco immaginario fatto di alti alberi con rami senza fine, selvaggiamente intrecciati in una libera creazione di forme aliene, che ispirano un sottile senso mistico e un piacevole timore. Gotico è anche un temine usato in architettura per indicare lo stile caratterizzato da archi acuti molto slanciati verso l’alto, grandi rosoni intarsiati e alte guglie, con cui venivano costruite imponenti cattedrali tra l’XI e il XII secolo.

 Probabili fiocchi ectoplasmatici saldati insieme da fuochi blu

Burroughs intreccia le trame dei suoi scritti fantascientifici entro vere e proprie cattedrali linguistiche. Ha avuto la forza di ricreare interi universi fantastici a partire dalla semplice forza coesiva della parola. Le sue prime esperienze narrative sono quindi la manifestazione palese di una tensione interiore verso altre dimensioni, uno scatto verso l’alto, verso un significato che si svincoli dalle grossolane leggi di gravità più tradizionali, cioè le leggi grammaticali e lessicali. La predilezione per temi che scavano nel torbido, che hanno come obiettivo quello di centrare il cuore ipocrita delle convenzioni della medium class americana è un elemento centrale e portante della sua produzione.

Gotico è una parola di origine rinascimentale e ha come significato generico quello di “barbaro”, selvaggio distruttore della tradizione classica.

William Burroughs si scaglia proprio contro le pastoie della tradizione letteraria del tempo; si avventa con la forza di cui è capace, che non attinge, come sarebbe normale e ovvio attendersi, alla forza della carne, dei muscoli intrecciati a bianchi tendini, degli arti meccanici che stritolano rozzamente la propria preda. Lo scrittore si serve dell’esile alterazione lessicale, ne fa un grimaldello per iniziare un percorso rivoluzionario assolutamente devastante. Da questo punto di vista le vastità anarchiche dei suoi spazi letterari sono un gorgo entro cui cade ogni forma di pensiero complessa e logicamente ordinata. L’orda selvaggia dei suoi apparenti vaneggiamenti meta-linguistici produce un ritorno alla forma abbreviata, al frammento, alla scheggia di senso che contiene in sé autonomia e rabbiosa indifferenza nei confronti del tutto fatto e finito.

Per comunanza di elementi fantastici e spirituali è stato dato lo stesso nome al genere letterario nato nella seconda metà del Settecento in Inghilterra. Il romanzo gotico, chiamato anche “nero”, è caratterizzato da un’abbondanza di luoghi religiosi tetri e pittoreschi: conventi, abbazie oppure antichi castelli, labirinti, rovine. È ambientato solitamente in epoca medievale, periodo che però non viene interpretato nella sua realtà culturale e sociale. Il medioevo cupo, sinonimo di barbarie e di violente passioni, offre ai lettori il piacere di un coinvolgimento in un’atmosfera oppressiva. Diventa uno spazio narrativo ideale di sogno e mistero, che trasuda angoscia e avvolge con il fascino dell’irrazionale.

Il fasto di un antico passato, rappresentato dalle cattedrali gotiche, dai castelli turriti, adesso diventa il vuoto baratro di una condanna senza tempo. I luoghi narrativi vengono alterati in funzione dello sfasamento temporale, fenomenale metafora della progressiva dissociazione interiore dell’umanità. Tutti gli elementi risucchiati all’interno della narrazione ricordano in modo pulsante il motivo del controllo, della vita vincolata, dell’incatenamento. Questi elementi dalla struttura solida abbondano nelle viscere delle costruzioni “acuminate” edificate durante l’epoca medievale.

Gli scrittori gotici colgono con piena consapevolezza la bellezza dell’orrido, tanto da creare una vera e propria estetica fondata su di esso. I nuovi personaggi che popolano questo mondo letterario sono spettri, mostri, creature demoniache prodotte da una fervida immaginazione. Sono affascinanti, stupefacenti e fuori dal comune.

Il catalogo delle creature coniate da Burroughs attinge direttamente alla mondo della fantascienza, ma non solo! La tecnica del cut-up può essere considerata il modo più moderno di assemblare nuove creature, Frankenstein della modernità privi di morale. Mostri dalle mille identità, dalle sembianze più terrificanti, perturbati e intossicati da elementi che faticano a ossidarsi con il comparto genetico in dotazione. Fiori non comuni di un universo che corre a tutta velocità verso la propria distruzione. Il piacere finemente assetato, affamato di novità, sedato per alcuni momenti grazie alla creazione, a ogni pagina, di nuove creature: più sono inconsuete, predatori senza fissa identità, più calano lo spettatore nell’ambigua posizione della preda, dell’oggetto del desiderio da parte di un essere predatorio.

Il romanzo d’avanguardia ha un senso compiuto differente rispetto a quello presente nel romanzo tradizionale, come a dire che si verifica uno slittamento dal senso riposto all’interno della pagina verso l’esterno, l’occhio che legge, che curiosamente passa da una parola all’altra, che viene irretito sempre più dalla narrazione. Orrido, paura, suspense, thrilling sono le calamite che vincolano e imprigionano il lettore lasciandolo senza fiato. Il terrore che paralizza, che sfoca i contorni della percezione, che rabbuia il lume della ragione e che apre distese immense di apparente non-senso, logica distante e nuova.

Il fascino del mostruoso misura la nostra attrazione verso ciò che è altro, alieno e pertanto sconosciuto. Il romanzo gotico fa leva su quella parte “sospesa” dell’anima che non conosciamo mai perfettamente, che rimane ignota, latente, sopra le righe del nostro vivere quotidiano. In questo luogo galleggiano le nostre paure, i terrori che ci accompagnano fin dall’infanzia, i desideri inconfessabili: è questo il materiale che gli scrittori gotici hanno utilizzato per le loro opere.

Gli elementi soprannaturali, così presenti e così importanti, non sono altro che l’espressione codificata di paure comuni. Sono la metafora di una condizione di crisi di fine Settecento rispecchiabile nel lacerante processo di mutamento sociale, nelle violente e radicali trasformazioni operate dalla rivoluzione industriale. La paura costituisce la più straordinaria molla dell’immaginario sociale.

La crisi è incombente. Non ulteriormente rimandabile. Si ha quasi l’impressione che la si stia invocando. È stato costruito qualche rifugio in grado di difendere l’uomo da se stesso e dalle sue assurde creazioni? Il vicino appare come un predatore. Nessun legame affettivo è più possibile. La visione alterata della realtà e dei rapporti sociali si insinua sempre più nel profondo, perché la percezione è modificata radicalmente. Distorsione, stortura, forzatura delle consuete leggi fisiche immanenti: questa è la nuova legge che governa qualsiasi manifestazione e percezione fisico-corporea. La nuova ragion d’essere del profondo, di qualsiasi creazione non può più essere codificata in maniera univoca.

Le perversioni, le fantasie più sfrenate diventano le nuove guide per un tour de force all’interno del parco dei divertimenti per adulti: novelli Dante nel Giardino delle Delizie di Bosch, l’apprendistato delle perversioni più deliziose e devianti. Si diventa studenti che si applicano per apprendere i segreti della corruzione, della macchinazione finalizzata all’omicidio, della tortura, del controllo preconscio, una moderna filosofia del boudoir prêt à porter per i giorni felici e per quelli no! Il mondo ha perduto le più semplici e confortevoli indicazioni riguardo ai valori fondamentali. La paura e il terrore diventano elementi portanti, quantomai essenziali, di qualsiasi tipo di approccio alla “oggettualità”; manifestano inaspettate proprietà vitali. Le persone “cosificate” alla maniera heideggeriana (merce accumulata, accatastata come risorsa da utilizzare nel prossimo futuro – Matrix invenit con gli avveniristici campi di coltura di esseri umani ridotti a pile per i governanti meccanici planetari) vengono spolpate della sostanza, degli effluvi vitali: i liquidi seminali allagano stanze, androni, enormi spazi interstellari, per alimentare il fuoco di sabba orgiastici interplanetari. Il meccanismo di nascita e morte è assolutamente e completamente invertito.

Non esiste più un movimento circolare che dalla nascita conduca alla vita, semmai il contrario, anche se le nuove forme di vita mutanti non hanno più rapporti con l’antico simulacro. Le nuove forze che governano e impongono la propria volontà al ciclo di nascita e morte hanno uno straordinario senso dell’umorismo e già per questo dovrebbero essere ricompensate della loro inesausta fatica. In ultimo si sarebbe tentati di parteggiare proprio per loro!

Il fantasma, il vampiro del gotico esprime una reazione conservatrice fondata sul “divino”, sul trascendente.

Nei romanzi di Burroughs s’incontrano individui in cui a prevalere è la doppia identità, la parte a-normalmente in “ombra”, perché lì in qualche modo si trova il vero io. Il dualismo è insito in questa dimensione. Il profondo diventa l’immediato materiale da scandagliare per reperire informazioni che appaiono senza senso solo per chi non ha accesso alle reali chiavi di decodifica. Il significato dell’altra “parte” esiste, ma è totalmente dissociato dalla logica comune.

Il bipolarismo, l’immanenza del trascendente è anche all’origine di un profondo conflitto che tarda a trovare una vera risoluzione che offre un po’ di pace: “Basta che ne abbiate due perché abbiate delle noie. Il dualismo è il fondamento di questo pianeta: bene e male, comunismo e fascismo, uomo e donna”. Logica di contrasto, di tensione verso nuove dimensioni che ricacciano ogni volta l’individuo sempre più con il viso nella fango: “L’altra Metà turbinava su nell’atmosfera urlando, viso convulso che soffoca dalle risa e le parole del sesso che si rovesciano dal grasso di gola in globuli di cristalli sanguinanti […]” (Il biglietto che è esploso, Ed. Sugarco 1983).

La parte oscura dell’anima emerge, si diffonde in ogni pagina e come un soffice fumo avvolge ogni parola. La paura, con la sua funzione catartica e tentatrice, ci spinge verso la tana del lupo, ci fa avvicinare alla soglia. Paradossalmente ci da coraggio in quanto innesca nel profondo la perversità dell’animo umano che, in una continua e interminabile sete di conoscenza, sfida la natura rischiando la vita, cioè varcando quella soglia fino ad allora preclusa al soggetto umano.

E il soffio del tornado spira in abbagli di ghiaccio e fredde lame d’acciaio. Amen!

Alessandro Tacconi ideatore e fondatore del progetto letterario-teatrale Acetico Glaciale, per cui ha scritto le rappresentazioni performative “Cesare Pavese e i suoi blues” e “Calvino in nero”. Ha pubblicato due libri di poesie, “Blues di Akyro” (Ed. Ibiskos, Empoli) e Acetico Glaciale (Ed. Albalibri, Milano). Su numerose riviste letterarie, cartacee e virtuali, compaiono suoi contributi in prosa e poesia.

Stefano Nicosia Ha pubblicato articoli e racconti su riviste, fanzine e siti internet (Hacker Journal, Avatar, ClubGhost, ecc.). È stato finalista in numerosi concorsi letterari. È di prossima pubblicazione un’antologia di suoi racconti per le Edizioni Ferrara.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: